Capitolo 124 – Epilogo

Posted in Capitolo on dicembre 24, 2009 by doraemonmss

3 mesi dopo

I festeggiamenti ed il clima sereno successivo al termine del caso dei Ritardati avevano già lasciato il posto alla solita atmosfera cupa e triste.
C’erano state sentenze (come quella di 30 anni di reclusione per Shadow) e promozioni (quelle di Gai e Ciotti), c’era stato spazio per riassaporare ogni momento di quell’incredibile settimana, iniziata come sempre dal letto della sconosciuta di turno e finita stavolta, per la prima volta, in un ospedale.
Ferite da curare, cuori da assestare, vite da dover riordinare.
Ma non subito.
Il caso dei Ritardati e di Lopins non era ancora stato archiviato.
Molte pressioni si erano fatte vive negli ultimi tempi, da tutte le parti del mondo.
Chissà come la notizia, seppur insabbiata subito, aveva corso.
I Ritardati davano la loro piena disponibilità a chiunque gliela chiedesse.
Ma i tempi degli attentati erano finiti.
Un sano, lungo e doloroso cammino verso la rifondazione del genere umano, quella sì era rimasta, ma senza la lotta armata.
Per la prima volta Gai e Ciotti entrarono nell’ufficio di una sorridente ed amichevole pm Scattaro.
Era molto ben ordinato e grande più del doppio di quello di Ciotti e Gai messi insieme malgrado le rispettive promozioni.
I rappresentati del ministero della difesa erano pronti ad accoglierli e tutti stranamente negavano di aver mai conosciuto un certo Ivan Grasso.
L’incontro era stato voluto dai Ritardati, ora sotto la guida commissariata di Olga Fischer, per poter porre fine una volta per tutte a questa storia.
Nell’ufficio, oltre ai già citati membri del ministero, sedevano ad un tavolo: Olga Fischer, il pm Scattaro, il vice questore Ciotti, il commissario Gai ed un silenzioso Davide Ciambelli, vistosamente claudicante appoggiato ad un bastone. Il colpo di Ciotti gli aveva rotto un femore, e difficilmente sarebbe tornato a camminare come prima.
Uno del ministero, con occhiali da vista ed un vistoso anello all’anulare sinistro prese la parola.
“Davide, so che sei ancora particolarmente scosso per quello che ti è successo alla gamba e tutto quello che hai dovuto passare…ma sono passati diversi mesi e noi…volevamo sapere cosa avevi deciso di fare.”
“Zi…noi folere mettere a zicuro tuoi rizultati.”
“Sì, ecco, noi vogliamo proteggerti, e mettere in atto la tua scoperta per il bene della comunità. Dacci i tuoi documenti, ed insieme ad un gruppo di esperti potremo svilupparla meglio. Che ne pensi? Potresti comunque collaborare con noi mentre finisci di studiare.”
Davide aveva un espressione torva.
Allora era vero.
Aveva ragione Trentoni.
Volevano solo sfruttarlo e per farlo non avevano esitato a sparargli e renderlo zoppo!
No, non avrebbe ceduto.
“Signori, quello che ho scoperto è mio e solo mio.”
Mise una mano sotto la giacca.
Tutti pensarono in un piccolo capriccio da ragazzini.
Credevano che stesse per consegnare loro i fogli con tutti gli studi realizzati.
Credevano di star per ricevere Lopins.
Ed invece Davide estrasse una pistola.
Ciotti non potè fare a meno di riconoscerla.
Era quella sfuggita a Trentoni.
“Ed ora, se non vi dispiace, ho un appuntamento. Con qualcuno che crede davvero in me!”
Davide uscì dall’ufficio camminando all’indietro, poggiandosi precariamente sul bastone che tanto odiava portare in giro.
Con l’altra mano teneva la bocca della pistola spianata su quel gruppo di falsi salvatori del mondo. In particolare si soffermava spesso sul volto di Ciotti.
Si stava dirigendo verso il balcone.
Il rumore di pale d’elicottero era sempre più forte.
Gettò il bastone sul tavolo quasi colpendo il commissario Gai e si sostenne alla ringhiera.
Poi una figura tutta nera si calò dal cielo con una corda e lo afferrò.
La figura oscura comunicò attraverso la ricetrasmittente un qualcosa del tipo: “We got it!” e sparì nel buio insieme a Lopins.
Il silenzio ricadde sulla sala così com’era scomparso, all’improvviso.
Stavano ancora guardando di fuori con il naso all’insù, un cielo nero e freddo che non aveva niente di buono da annunciare.
“Cazzo!” fu la sola cosa che seppe dire il neo commissario Stefano Gai.

FINE

Capitolo 123 – Sipario

Posted in Capitolo with tags , , , , , on dicembre 24, 2009 by doraemonmss

Appena finito di uccidere Trentoni, la Scattaro diede ordine di arrestare Ivan Grasso. Al processo avrebbe dovuto rispondere di associazione a delinquere, terrorismo ed omicidio. Se per i primi due capi d’imputazione poteva contare su qualcuno, per esempio i suoi datori di lavoro, per il terzo non ci sarebbe stato niente da fare.
Il pm aveva decine di testimoni oculari e la garanzia che Shadow avrebbe passato gli ultimi anni della sua vita in carcere.
Gli consentì di uccidere Trentoni non per appagarlo di vendicarsi della morte della figlia, ma per impacchettare per bene l’unico capo d’imputazione che nessuno avrebbe mai potuto inficiare e sbattere in cella una persona che al pari di Trentoni lo meritava più di tutti.
Come previsto, Akane, K-Nossi, Pixel e Supermotor presero congedo immediato dall’unità speciale P.I.R.O.
Akane intraprese la carriera di istruttrice di palestra, K-Nossi aprì un officina meccanica e Pixel venne assunto da un azienda di software per nastri trasportatori.
Di Supermotor non si seppe più nulla, ma provate a vedere se riconoscete qualcuno nella scena dell’esplosione del ponte nel film “Operazione: Quello”.
Ma nonostante gli addii, l’unità P.I.R.O. non chiuse i battenti.
Ora era diretta dall’agente Serpico ed era alla ricerca di nuovi talenti.
Ne aveva solo uno a disposizione.
Si chiamava Danilo Nalli, e sull’uniforme nera portava il nome in codice “LaMorte.”

Capitolo 122 – La guerra è finita

Posted in Capitolo with tags , on dicembre 23, 2009 by doraemonmss

Veder battagliare Akane e LaMorte con in mano le loro armi preferite era esattamente come vedere un match di tennis tra Federer e Nadal.
Uno spettacolo per gli occhi, colpi magistrali e movenze leggiadre, ma per i due protagonisti era tutt’altro che divertente.
Nessuno dei due avrebbe mai abbandonato e nessuno dei due aveva punti deboli da far trionfare l’altro.
Una partita così sarebbe andata avanti per ore.
Akane non riusciva a crearsi lo spazio necessario per ricongiungersi ai Sedici, LaMorte non riusciva a colpirla in un punto scoperto.
Nel frattempo era caduto un aereo, morte un sacco di persone, e loro non si erano accorti di nulla.
Erano lì, in trincea, studiando un piano.
Quando ad un tratto si avvicinarono a passo lento i membri dei Sedici e tutti gli altri Ritardati ormai consapevoli della verità. Alcuni impugnavano ancora la pistola, ma i loro sguardi erano rilassati e sereni.
Per un attimo LaMorte caricò la pistola, ma la gettò subito.
La guerra era finita.

Capitolo 121 – Morte

Posted in Capitolo with tags , , , on dicembre 22, 2009 by doraemonmss

“L’hai uccisa…l’hai uccisa…l’hai uccisa…” il mantra recitato da Shadow era interminabile.
Cambiava l’intonazione, espressione, velocità, ma le parole rimanevano sempre le stesse.
L’hai uccisa.
L’hai uccisa.
L’hai uccisa.
Senza armi, giochetti psicologici, maschere e aiutanti, Trentoni era poca cosa.
Un calcio lo colpì al volto.
E subito un altro alle costole.
Gli si ruppe il naso, sentiva il sangue colargli nel colletto della camicia.
Continuava a tastare il terreno, cercando una pistola che chissà dov’era finita.
L’hai uccisa.
Un altro calcio alla testa.
L’hai uccisa.
I colpi di Shadow erano chirurgici. Colpivano solo dove facevano male.
L’hai uccisa.
“Che cazzo credevi, eh? Che non sapessi niente di te? Che facessi accordi con te senza prendermi una qualche garanzia?”
Con il tallone Shadow gli fece saltare la gran parte dei denti.
“Beh vecchio, ti sbagliavi. Ti sei sbagliato. Lo so che era tua figlia. E non me ne frega un cazzo!”
L’hai uccisa.
L’hai uccisa.
Trentoni si alzò in piedi, con difficoltà.
Più che per rispondere ai colpi era per non morire soffocato dal proprio sangue.
Da in piedi prestava un bersaglio troppo facile a Shadow che potendo contare anche sulla forza delle mani diventava una condanna a morte.
Colpì velocemente Trentoni, alternando mani, gomiti, ginocchia e gambe.
Non c’era niente che potesse fare per salvarsi la vita.
Il gruppo dei Sedici si stava avvicinando.
Erano arrivati ad un armistizio con i Ritardati che ora ascoltavano solo le parole di Olga Fischer.
Gai fu il primo a prendere la parola.
“Dobbiamo fermarlo, dobbiamo mettere Trentoni in prigione. Se lo lasciamo continuare lo ammazzerà!”
Gli uomini della P.I.R.O. Attendevano un ordine.
La decisione spettava al pm Scattaro.
“Lasciatelo finire.”

Capitolo 120 – Comunità

Posted in Capitolo with tags , on dicembre 22, 2009 by doraemonmss

L’intuizione di Chagas era stata giusta.
Uno del gruppo doveva disinteressarsi di tutto e procedere in silenzio dietro a Shadow, che si era fiondato verso Trentoni.
La presenza di un poliziotto garantiva la sorveglianza su di un loro eventuale accordo.
Nei pensieri di tutti infatti, colui che li avrebbe seguiti andava a sorvegliare, garantire, non ad uccidere.
Ecco perchè ci andò Ciotti.
Ma nel momento decisivo, in quel momento che fa la differenza, non ebbe la possibilità di tirarsi indietro.
Prese la mira e sparò.
I rischi erano alti, Davide impallava la maggior parte della visuale, ma le cosnguenze erano ancor più catastrofiche.
Ciotti visse un momento di trance, non c’è dubbio.
Per un momento calcolò che rischiare la vita di un ragazzino di appena diciotto anni era accettabile, se c’era da salvare il mondo.
Non c’è la controprova, ma se Trentoni avesse freddato Shadow, niente avrebbe potuto più fermarlo.
A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, c’è da stare sereni se il colpo ha soltanto ferito la gamba di Davide; ma a vederlo mezzo vuoto, c’è rammarico per non aver centrato la fronte di Trentoni.
Comunque sia, questa è la storia e non c’è niente rimproverare al commissario Ciotti.
Per ora.

“Davide! Davide!” ormai la copertura di Ciotti era saltata, ed urlava a gran voce per farsi sentire in quel baccano.
Ciotti era rimasto dietro gli alberi del parcheggio del ristorante e si sporse per farsi vedere da Davide.
Trentoni era finito col sedere a terra.
Con le mani tastava il terreno alla ricerca di Davide e della pistola, o almeno ad uno dei due, una qualsiasi arma per difendersi da Shadow.
Ma Davide si era trascinato fino a Ciotti, sempre in silenzio, senza dire nemmeno una parola.
“Perdonami. Stai bene?”
Davide annuiva, nè più ne meno di come faceva con Trentoni.
“Dai, ti porto via da qui.”
Ciotti lo prese da sotto un braccio e lo aiutò ad arrivare fino alle auto parcheggiate sulla strada principale.
“Non devi aver paura. E’ tutto finito. Ti portiamo all’ospedale appena possibile. Tu sei una persona importante. La tua mente, è importante. Quello che hai scoperto potrà essere messo al servizio della comunità.

Capitolo 119 – Momento

Posted in Capitolo with tags , , on dicembre 21, 2009 by doraemonmss

C’è un momento, un singolo, breve, istantaneo momento, che può far pendere le sorti di una battaglia da una parte piuttosto che dall’altra.
Può influire il caso, la bravura, un errore, un aiuto dall’Alto.
In un momento la vita di un uomo, o di tanti uomini, o di una nazione, o addirittura del mondo, può cambiare.
Basta un piccolissimo dettaglio, e si passa da vincitori a sconfitti.
O da sani a folli.
Quel pomeriggio di sabato 15 novembre, Ivan Grasso detto Shadow avrebbe abbandonato il mondo dei sani di mente, per abbracciare quello della pazzia.

L’unico riparo disponibile in quel campo di battaglia improvvisato era la fusoliera distrutta del Calabrone schiantatosi a terra dopo l’impatto col missile lanciato da Serpico.
Ed era là che Trentoni aveva condotto Davide, in una corsa smodata e disarticolata che per poco non fece perdere i sensi al ragazzo.
Appostatisi dietro i rottami, Trentoni frugò nelle sue tasche cercando il telefono cellulare.
Doveva compiere tutto con una sola mano, dato che con l’altra teneva la pistola ed abbracciava Davide.
Non trovandolo, ebbe un gesto di stizza e scalciò i rottami che rimanevano del Calabrone.
Si rivolse a Davide.
“Ascoltami. La tua scoperta vale molto. Moltissimo. Molto di più di quello che possono offrirti loro.” e con il mento indicò la zona della sparatoria.
“Tu non mi conosci. Credi di sapere chi sono. Ma ti sbagli. Quello che sono io lo so solo io, intesi?” era una domanda che non prevedeva risposta.
Davide annuiva senza nemmeno capire le parole pronunciate da Loki.
“Se vieni via con me, se collabori, potrai diventare qualcuno. Chiunque tu vorrai. Avrai soldi, potere, donne. Devi solo venir via con me. Non ti sto proponendo una cattedra! Uno squallido sgabuzzino dove passare la vita e fare i conti con gli spiccioli che ti rimangono in tasca. Ti sto parlando di ricchezza. Potere! Non c’è nulla di sbagliato in questo. Nulla che possa giustificare una tale reazione!” e continuava con il mento ad indicare.
“Vogliono sottrarti la scoperta! Farla loro! Metterla al servizio della comunità.Quante volte hai sentito dire questa frase? Eh? E sai cosa significa? Significa che nessuno, se non chi decidono loro, ci guadagnerà qualcosa. E non ci pensare neanche, a reclamare qualche briciola! Puoi scegliere!”
Gli occhi di Davide correvano tra la bocca e le mani di Trentoni.
In quel momento gli sembravano tutte parole sacrosante.
Eppure un qualcosa di più grande di lui, proveniente dall’interno, lo bloccava. Rifiutava i ponti d’oro offertigli.
Quand’ecco che Shadow spuntò, barcollante e sanguinante, ma ancora vivo e pericolosamente addestrato.
“Trentoni! Lascia il ragazzo! Combatti da uomo!”
“Shadow…il ragazzo è libero di fare quel che vuole, non è vero ?”
Davide non riusciva a muoversi. Inconscio, subconscio e tutto ciò che ci governa erano in conflitto tra loro.
La postura di Shadow era quella di un nonno particolarmente apprensivo che attende il proprio nipote dopo un giro in bici stranamente troppo duraturo.
“Davide è libero di venire da te, o rimanere con me. E’ qualcun altro che non ha questa chance.”
Sorridendo, Trentoni consigliò a Shadow di controllare le fila del Gruppo dei Sedici.
Avevano sopraffatto i due federali rimettendoci il tavolo, ed ora se le dovevano vedere con i vari scagnozzi del Cubo, ma erano in netta superiorità, anche perchè molti Ritardati stavano iniziando a capire, catechizzati da Olga Fischer, quale fosse il vero piano di Loki.
Un boato assordante fece cadere a terra tutti quanti, sblazati via dalla scossa del terreno provocata dallo schianto definitivo del secondo Calabrone, abbattuto da Serpico dopo un’estenuante duello aereo.
I Buoni stavano vincendo.
Shadow si rimise in sesto dopo la caduta e cautamente si voltò, temendo un colpo di testa di Trentoni.
Quello che vide gli fece sgranare gli occhi e sbattere il cuore in gola.
D’un tratto la normale salivazione aveva cessato di funzionare.
“La vedi?”
Certo che la vedeva.
Jordan Higginbotham, Canonico della Setta dei Ritardati, figlia di Jane Higginbotham ed Ivan Grasso stava nel bel mezzo della sparatoria, spalleggiandosi con Gai ed il pm Scattaro.
Approfittando della reazione pietrificata di Shadow, Trentoni prese la mira mordendosi la lingua, forse un inconsapevole movimento muscolare, forse un tentativo di reprimere una risata, ed aprì il fuoco.
Il colpo sibilò vicino alle orecchie di Shadow stesso e di Gai, andando a centrare la tempia sinistra di Jordan, che cadde a terra, senza più vita.
Il cuore di Shadow ebbe un sussulto una specie di sbalzo di corrente, poi lo stesso sussulto si propagò verso l’alto, arrivando al cervello, al sistema nervoso e poi di nuovo giù, fino a raggiungere tutto il corpo.
Trentoni aveva già cambiato obiettivo, ora aveva una testa coperta da pochi capelli bianchi nel mirino.
Seppur a malincuore, sparò.
Si rimise l’anima a Dio, che solo lui avesse da giudicarlo una volta salito in Cielo.
Il commissario Ciotti aveva sparato.
Non sparato per uccidere, questo no, ma a spiegarlo a parole non ce l’avrebbe fatta neanche lui.
Aveva sparato verso una persona, questo lo doveva ammettere. Ed il fatto che la persona fosse un criminale della peggior specie, non poteva essere una cristiana giustificazione.
Ma non poteva far altro.
Il sangue zampillò dalla gamba di Davide che con il suo grido di dolore e conseguente sobbalzo mandò a vuoto il colpo di Trentoni facendogli perdere la pistola.
Shadow era ancora vivo.
E pronto per la sua atroce vendetta.

Capitolo 118 – Pesce Piccolo

Posted in Capitolo with tags , on dicembre 13, 2009 by doraemonmss

Pochi minuti fa

La corsa di Shadow non poteva essere fluida come trenta anni fa, ma una vita passata ad esercitarsi per essere uno shinobi dava i suoi risultati.
In poche folate fu dietro alla carcassa semidistrutta del primo Calabrone, che era ora anche la bara del suo pilota.
Mentiva a se stesso quando diceva di star facendo tutto questo per il ragazzo.
Era Trentoni quello che voleva.
Rappresentava il suo fallimento.
Un banale, se vogliamo, errore di valutazione.
Lasciare il pesce piccolo in libertà per poter arrivare al pesce grande molte volte si rivelava una fallace verità.
Se lasciavi in giro il pesce piccolo sbagliato, si nutriva fino a diventare lui stesso il pesce grosso, e a quel punto non potevi farci più nulla.
Fu una lezione che Shadow apprese solo in quel momento.
Con la vita della sua ignara figlia in pericolo.
In quel momento non aveva contatti con nessuno, non faceva parte di nessuno schieramento e nessuno faceva conto su di lui. Attese un diversivo per poter fare la sua parte e d’un tratto arrivò : vide uno dei P.I.R.O. gettarsi dall’elicottero ed un gruppo capitanato da Severini che si avvicinava sorreggendo un tavolo.
Non poteva immaginare chi ci fosse a sorreggerlo, coperta dalla stazza e dal peso del tavolo.
I due federali erano attenti in direzione tavolo, mentre La Morte si fece incontro ad Akane. Trentoni era solo col ragazzo. Non esisteva momento migliore.
Tornando per pochi attimi quello che era, si avvicinò senza far rumore all’elicottero di Trentoni che seppur isolato rimaneva comunque armato.
Passo dopo passo era arrivato alla coda. Pochi metri, e sarebbero stati faccia a faccia.
Le previsioni dicevano che dalla parte anteriore dell’elicottero sarebbero piovute pallottole, così Shadow tentò di arrivare a Loki da sopra.
Saltò sulla coda e fu con un balzo sopra la fusoliera.
Trentoni era là, sotto di lui. Teneva un braccio intorno al collo di Davide. Un gesto che a giudicarlo fuori contesto poteva essere confuso con qualcosa di genuino e paterno.
Shadow trattenne il respiro e affondò il colpo.
Il suo braccio passò soltanto di striscio vicino al volto di Trentoni che sbalordito si ristrasse facendo cadere Shadow.
Trentoni lo colpì con un calcio al volto, tenendo sempre sotto la sua ala Davide. Shadow fù di nuovo in piedi ma Trentoni gli puntò contro la pistola.
Il rumore degli spari fu assordante.
Il Gruppo dei Sedici aveva iniziato ad avanzare velocemente costringendo i federali alla ritirata dentro l’elicottero.
Trentoni non volle fare la stessa fine e se la battè con Davide mentre Shadow cercava ancora di capire come fosse rimasto ancora vivo.
Superato lo shock li inseguì.
Inconsapevole di essere seguito a sua volta.