Capitolo 119 – Momento
C’è un momento, un singolo, breve, istantaneo momento, che può far pendere le sorti di una battaglia da una parte piuttosto che dall’altra.
Può influire il caso, la bravura, un errore, un aiuto dall’Alto.
In un momento la vita di un uomo, o di tanti uomini, o di una nazione, o addirittura del mondo, può cambiare.
Basta un piccolissimo dettaglio, e si passa da vincitori a sconfitti.
O da sani a folli.
Quel pomeriggio di sabato 15 novembre, Ivan Grasso detto Shadow avrebbe abbandonato il mondo dei sani di mente, per abbracciare quello della pazzia.
L’unico riparo disponibile in quel campo di battaglia improvvisato era la fusoliera distrutta del Calabrone schiantatosi a terra dopo l’impatto col missile lanciato da Serpico.
Ed era là che Trentoni aveva condotto Davide, in una corsa smodata e disarticolata che per poco non fece perdere i sensi al ragazzo.
Appostatisi dietro i rottami, Trentoni frugò nelle sue tasche cercando il telefono cellulare.
Doveva compiere tutto con una sola mano, dato che con l’altra teneva la pistola ed abbracciava Davide.
Non trovandolo, ebbe un gesto di stizza e scalciò i rottami che rimanevano del Calabrone.
Si rivolse a Davide.
“Ascoltami. La tua scoperta vale molto. Moltissimo. Molto di più di quello che possono offrirti loro.” e con il mento indicò la zona della sparatoria.
“Tu non mi conosci. Credi di sapere chi sono. Ma ti sbagli. Quello che sono io lo so solo io, intesi?” era una domanda che non prevedeva risposta.
Davide annuiva senza nemmeno capire le parole pronunciate da Loki.
“Se vieni via con me, se collabori, potrai diventare qualcuno. Chiunque tu vorrai. Avrai soldi, potere, donne. Devi solo venir via con me. Non ti sto proponendo una cattedra! Uno squallido sgabuzzino dove passare la vita e fare i conti con gli spiccioli che ti rimangono in tasca. Ti sto parlando di ricchezza. Potere! Non c’è nulla di sbagliato in questo. Nulla che possa giustificare una tale reazione!” e continuava con il mento ad indicare.
“Vogliono sottrarti la scoperta! Farla loro! Metterla al servizio della comunità.Quante volte hai sentito dire questa frase? Eh? E sai cosa significa? Significa che nessuno, se non chi decidono loro, ci guadagnerà qualcosa. E non ci pensare neanche, a reclamare qualche briciola! Puoi scegliere!”
Gli occhi di Davide correvano tra la bocca e le mani di Trentoni.
In quel momento gli sembravano tutte parole sacrosante.
Eppure un qualcosa di più grande di lui, proveniente dall’interno, lo bloccava. Rifiutava i ponti d’oro offertigli.
Quand’ecco che Shadow spuntò, barcollante e sanguinante, ma ancora vivo e pericolosamente addestrato.
“Trentoni! Lascia il ragazzo! Combatti da uomo!”
“Shadow…il ragazzo è libero di fare quel che vuole, non è vero ?”
Davide non riusciva a muoversi. Inconscio, subconscio e tutto ciò che ci governa erano in conflitto tra loro.
La postura di Shadow era quella di un nonno particolarmente apprensivo che attende il proprio nipote dopo un giro in bici stranamente troppo duraturo.
“Davide è libero di venire da te, o rimanere con me. E’ qualcun altro che non ha questa chance.”
Sorridendo, Trentoni consigliò a Shadow di controllare le fila del Gruppo dei Sedici.
Avevano sopraffatto i due federali rimettendoci il tavolo, ed ora se le dovevano vedere con i vari scagnozzi del Cubo, ma erano in netta superiorità, anche perchè molti Ritardati stavano iniziando a capire, catechizzati da Olga Fischer, quale fosse il vero piano di Loki.
Un boato assordante fece cadere a terra tutti quanti, sblazati via dalla scossa del terreno provocata dallo schianto definitivo del secondo Calabrone, abbattuto da Serpico dopo un’estenuante duello aereo.
I Buoni stavano vincendo.
Shadow si rimise in sesto dopo la caduta e cautamente si voltò, temendo un colpo di testa di Trentoni.
Quello che vide gli fece sgranare gli occhi e sbattere il cuore in gola.
D’un tratto la normale salivazione aveva cessato di funzionare.
“La vedi?”
Certo che la vedeva.
Jordan Higginbotham, Canonico della Setta dei Ritardati, figlia di Jane Higginbotham ed Ivan Grasso stava nel bel mezzo della sparatoria, spalleggiandosi con Gai ed il pm Scattaro.
Approfittando della reazione pietrificata di Shadow, Trentoni prese la mira mordendosi la lingua, forse un inconsapevole movimento muscolare, forse un tentativo di reprimere una risata, ed aprì il fuoco.
Il colpo sibilò vicino alle orecchie di Shadow stesso e di Gai, andando a centrare la tempia sinistra di Jordan, che cadde a terra, senza più vita.
Il cuore di Shadow ebbe un sussulto una specie di sbalzo di corrente, poi lo stesso sussulto si propagò verso l’alto, arrivando al cervello, al sistema nervoso e poi di nuovo giù, fino a raggiungere tutto il corpo.
Trentoni aveva già cambiato obiettivo, ora aveva una testa coperta da pochi capelli bianchi nel mirino.
Seppur a malincuore, sparò.
Si rimise l’anima a Dio, che solo lui avesse da giudicarlo una volta salito in Cielo.
Il commissario Ciotti aveva sparato.
Non sparato per uccidere, questo no, ma a spiegarlo a parole non ce l’avrebbe fatta neanche lui.
Aveva sparato verso una persona, questo lo doveva ammettere. Ed il fatto che la persona fosse un criminale della peggior specie, non poteva essere una cristiana giustificazione.
Ma non poteva far altro.
Il sangue zampillò dalla gamba di Davide che con il suo grido di dolore e conseguente sobbalzo mandò a vuoto il colpo di Trentoni facendogli perdere la pistola.
Shadow era ancora vivo.
E pronto per la sua atroce vendetta.