Capitolo 13 – Gli Speciali

Ciotti non riusciva ad accettare lo smacco subito. Aveva una sensazione strana riguardo al ritrovamento del bigliettino.
“Come lo avete trovato ?” chiese.
“Sono stati i miei uomini, glielo ho già detto. Se vuole conoscere i particolari glieli faccio raccontare direttamente da loro”.
Ripetè quel cenno del capo e il suo collaboratore la imitò, richiamando un altro uomo sulla trentina scarsa sito un po’ più verso il cancello.
I due erano grossolanamente simili fisicamente; entrambi erano mori e portavano i capelli lunghi fin quasi alle spalle; erano alti più o meno uguali ma quello che indossava dei classici Levi’s chiari era decisamente più magro. Da lontano, l’unica cosa che li distingueva nettamente erano gli occhiali da sole : Ray-Ban neri per quello più smilzo, Oakley metallizzati per l’altro.
Sui collaboratori della pm Scattaro c’erano varie leggende a riguardo.
Era cosa risaputa nell’ambiente della polizia e della giustizia che la pm Scattaro avesse due personalissimi e fidati collaboratori, due agenti che potremmo definire speciali, che non rientravano in nessuno schedario della polizia mondiale.
C’era chi sosteneva che i due fossero semplicemente dei sicari al servizio della pm; altri giuravano che erano i suoi amanti; altri ancora erano sicuri di poter dimostrare la loro vera identità mentre altri affermavano di conoscerla già, ma di non poterla rivelare a nessuno.
Ma nessuno mai si sarebbe azzardato a fare una domanda su tale argomento alla Scattaro.
La pm li presentò :
“Commissario, questi sono i miei due più fedeli collaboratori.”
“Agente Jack, piacere.” Si presentò quello coi Ray-Ban allungando la mano per una stretta.
“Agente Boston” fece il secondo.
Normalmente si è portati a pensare che i nomi in codice servino a mascherare l’identità di qualcuno per motivi di sicurezza. Molte volte però, il nome in codice serve semplicemente a coprire il vero nome di qualcuno per motivi che possiamo ritenere “estetici.”
Due agenti speciali come quelli della pm Scattaro non potevano presentarsi con i loro veri nomi : Paolo Fiocchetti e Simone Pizzo. Fiocchetti e Pizzo. Un po’ come “Frizzi e lazzi”.
Due nomi azzeccatissimi per una merceria, o uno studio di sartoria, ma non per agenti speciali e spietati come nella realtà poi erano.
“Quando la pm ha ricevuto la notizia dell’incarico e le copie dei verbali ha subito ordinato a me e all’agente Boston di effettuare un secondo sopralluogo sul luogo dell’omicidio del capitano Manfucci. Questa mattina sul presto, verso le 8.00, siamo venuti qua insieme ad un vostro agente della scientifica” mentre lo diceva si accese una sigaretta, “ed abbiamo eseguito una nuova ricerca. Là” ed indicò il cancello “vicino alla colonnina del citofono c’era quel biglietto da visita.” L’agente Boston si limitava ad annuire al resoconto del collega.
La collera di Ciotti continuava a salire. Non solo non era stato informato della nuova ispezione ma addirittura avevano chiamato un agente della scientifica del suo dipartimento senza aver prima chiesto la sua autorizzazione.
“Dopo aver repertato il documento abbiamo avvertito il nostro superiore, la signorina Scattaro, che in seguito ha pensato di avvertire lei. Fine.”
Boston nemmeno stavolta spiccicò parola.
I due agenti speciali rimasero così appoggiati al cofano della macchina messa a disposizione dal corpo di polizia con cui era arrivata la pm Scattaro riparati dai propri occhiali da sole.
La pm assunse quindi l’iniziativa : “Allora commissario, non l’ho mica chiamata per fare conversazione. Fra un quarto d’ora vediamoci  nel suo ufficio e procediamo con l’identificazione del numero.”
“Io e l’ispettore Gai abbiamo posto in macchina, se vuole può venire con noi.”
La pm lo guardò come si guarda un bambino che ha appena detto che i figli arrivano con la cicogna e salì sul retro della berlina statale messa a sua disposizione.
I due agenti speciali rimasero in silenzio e mentre tutti si recavano alle proprie auto per andarsene loro si incamminarono a piedi.
Non c’era nessuna auto che non avesse già il conducente al volante.
Ciotti mise in moto mentre guardava sospettoso dallo specchietto i due agenti della pm farsi la strada a piedi.
Mentre Gai chiudeva la portiera gli suonò l’Iphone.
“Pronto ?…ah ciao dimmi…grande…ok ..grazie..ehm..ehm..si?!?”
Gai chiuse e guardò sbigottito Ciotti.
“Chi era” fece Ciotti allarmato dalla faccia del collega.
“Il Sistemista”
“E che ti ha detto ?” Ciotti era sempre più teso.
“Che terminato le ricerche. Evidentemente c’è poca informazione da reperire su internet.”
“E poi ?” Ciotti fremeva.
“Beh…mi ha chiesto…se lo strunz de maritate o teneva nu cazzo accussì.”
Ciotti scrollò la testa, mise la prima e partì.

3 Risposte a “Capitolo 13 – Gli Speciali”

  1. Simon ancora una volta hai colpito il centro !!!
    Spiazzato dal titolo, divertito dagli occhiali da sole, impaurito dalla chiamata del sistemista e poi quella frase :
    “o strunz de maritate o teneva nu cazzo accussì” …

    Grande !!!

  2. Ma il nick “boston” da cosa deriva? dal film Blow o dal gruppo di “More than I feeling”??

  3. questo me lo dovevo rileggere…
    spero che la scattaro non farà favoritismi fra frizzi e lazzi..!

    buon lavoro.

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