Capitolo 115 – La Canzone dei P.I.R.O.

Posted in Capitolo con i tag on Ottobre 30, 2009 by doraemonmss

La particolare morfologia della valle sulla quale si ergeva “La Perla” condizionò le scelte di Supermotor.
K-Nossi, Pixel e lo stesso Supermotor partirono con Ciccio sparando i Children of Bodom dalle potenti casse montate sul tetto mentre Akane era stata dirottata sull’elicottero A-129 Mangusta pilotato da Serpico.
In una valle come quella priva di punti ciechi l’utilizzo di un cecchino era inutile oltre che rischioso. Meglio avere una mano ferma sopra la testa.
An old cowpoke went riding out
One dark and windy day,

Dato il livello del volume, anche se era ormai buio e mancavano ancora un centinaio di metri al ristorante, i Ritardati erano a conoscenza del loro arrivo.
Upon a ridge he rested as
He went along his way,

Quello che i P.I.R.O. videro da dietro il vetro antiproiettile di Ciccio era un banalissimo elicottero, privo di benchè minima protezione agli scontri a fuoco che si stava preparando a partire, circondato da persone che si vedeva lontano un miglio che non fossero armate.
Supermotor non credeva ai suoi occhi.
Era talmente facile che non avrebbero sprecato nemmeno un proiettile.
When all at once a mighty herd
Of red eyed cows he saw,

Quando all’improvviso un frastuono superò i decibel della musica.
A-plowin’ through the ragged skies
And up a cloudy draw.

Due F/A-18 Hornet, nel gergo militare i Calabroni, neri come la notte, stavano squarciando il cielo novembrino.
Yippee-yi-ya, yippee-yi-yo,
Ghost riders in the sky.

A confronto la Mangusta di Serpico era una pistola ad acqua.
L’ultimo compito della squadra si stava rivelando più duro del previsto.
Their brands were still on fire and
I calabroni aprirono il fuoco.
Their hooves were made of steel,
Su di Ciccio, sulla folla, sul ristorante.
Their horns were black and shiny and
K-Nossi sentì i proiettili picchiettare e rimbalzare sul tettino di Ciccio e decise di fare manovra, per cercare di rispondere ai colpi.
Their hot breath he could feel,
Le manovre che compivano i Calabroni erano al limite dell’acrobatico, i membri del Cubo, Gai, Chagas e tutti gli altri cercavano riparo forzandosi di distogliere lo sguardo da quelle piroette magistrali.
A bolt of fear shot through him as
Piovevano colpi da tutte le parti.
Mucchino rimase ucciso, così come altri membri della setta.
He looked up in the sky,
Chagas riconobbe il modello degli aerei e capì tutto.
Cercò nel disordine generale l’ispettore Gai, e lo trovò al riparo di una botte di legno ornamentale, che normalmente conteneva dei fiori.
For he saw the riders comin’ hard
I colpi di uno dei Calabroni erano diretti a lui, ma con un balzo riuscì a tuffarsi illeso dietro la botte di Gai.
Yippee-yi-ya, yippee-yi-yo,
Ghost riders in the sky.

Ora i Calabroni si disposero in linea, creando un muro di proiettili tra l’elicottero con Trentoni a bordo ed il resto della folla.
Stavano proteggendo l’area per permettergli di innalzarsi in volo e fuggire.
Their faces gaunt, their eyes were blurred,
C’era qualcuno che non era d’accordo.
Their shirts all soaked with sweat,
Alle loro spalle sorse la Mangusta dei P.I.R.O.
They’re riding hard to catch that herd,
But they ain’t caught ‘em yet,
L’agilità di una Mangusta è nettamente superiore a quelle di un Calabrone. Approfittando della loro macchinosa manovra, Akane si sporse fuori dal portellone e con la mitraglia sparò una serie infinita di colpi.
Facendogli il solletico.
’cause they’ve got to ride forever on
That range up in the sky,

All’unisono, come se se lo aspettasse, Akane si rintanò chiudendo il portellone mentre Serpico lasciò partire un missile AGM-114 Hellfire.
Si era detto di non uccidere nessuno, ma se erano gli altri a menare le mani per primi…beh, i P.I.R.O. non si tiravano mai indietro.
On horses snortin’ fire, as
They ride on hear their cry:

Il missile danneggò pesantemente un’ala di uno dei due Calabroni, costringendolo ad abbassarsi di quota ed inevitabilmente ad atterrare.
Yippe-yi-ya, yippee-yi-yo,
Ghost riders in the sky.

Ora la battaglia era più equilibrata, anche se ancora a svantagggio dei buoni.
As the cowpokes loped on past him and
Supermotor chiamò K-Nossi e Pixel all’attacco i quali scesero all’impazzata da Ciccio e si gettarono sui resti del Calabrone abbattuto.
He heard one call his name,
Severini aveva già caricato il mitra pronto a scaricarlo sul pilota americano, quando si sentì chiamare.
Era Shadow, appena arrivato in compagnia del pm Scattaro e del commisario Ciotti.
If you want to save your soul from hell
“Penso io al ragazzo!”
In realtà voleva dire “Penso io a Trentoni” ma Supermotor gli fece comunque l’ok con la mano.
A-riding on our range,
Then, cowboy, change your ways today,
Or with us you will ride,

Era l’ora della resa dei conti.
Avrebbero sconfitto il nemico.
O ci avrebbero convissuto.
Yippee-yi-ya, yippee-yi-yo,
Ghost riders in the sky.

Capitolo 114 – Minaccia terrorista

Posted in Capitolo con i tag , , on Ottobre 26, 2009 by doraemonmss

Nel giro di poche decine di minuti, troppo poche per chiunque avesse avuto la lucidità necessaria a capire il quadro completo, si sentirono le pale di un elicottero fendere l’aria sovrastante il ristorante “La Perla”.
Ma in fin dei conti l’elicottero poteva essere partito da una base americana sita in Italia, e quindi che diavolo potevano significare dieci, venti o quaranta minuti ?
Il Cubo cercò conferma visiva.
Chi si affacciava alle finestre, chi usciva nel parcheggio.
Trentoni aveva mantenuto la calma.
Chiamò a sè con lo sguardo Davide, sempre seguito da La Morte, e lo portò con sè fuori dal locale.
Un elicottero interamente nero si stava abbassando sul terreno subito dietro il parcheggio per gli abituali clienti del ristorante.
Due uomini vestiti di nero, occhiali scuri e auricolare scesero dal portellone e si avvicinarono a Trentoni.
Lo perquisirono accuratamente, poi fu il turno di Davide.
Sembrava un bambino a Disneyland.
Però non rideva.
I due uomini in nero si diedero l’ok e permisero a Trentoni di salire sull’elicottero, sempre con Davide a rimorchio.
Mentre si chiudeva il portellone, Trentoni diede un’occhiata indietro, e si gelò nel vedere lo sguardo interrogativo di La Morte.
Fu quel secondo di esitazione a costargli caro.
Stava per lasciarlo a terra, chiudere il portellone e fuggire via, senza nemmeno fermarsi a guardare dall’alto quello che una coppia di F/A-18 Hornet stava per compiere.
E tra tutti quelli rimasti intrappolati là sotto, ingabbiati dalle montagne e sepolti dalle macerie del ristorante con il marchio di “terroristi isalmici annientati dalle forze americane”, ci sarebbe stato La Morte, il suo più fedele collaboratore.
Più che un braccio destro, più di un amico.
Non un fratello, dato quello che aveva serbato per Renata, ma di sicuro una persona importante, che stava lasciando morire come tutti gli altri che invece lo avevano attaccato, giudicato, ostacolato.
Fermò la corsa del portellone, forse per permettere a LaMorte di salire, forse per dire una delle sue frasi ad effetto, tipo “questo covo di terroristi sta per essere raso al suolo” quando sentì in lontananza un assolo di chitarra devastante.

Capitolo 113 – Amore, Fede, Giustizia

Posted in Capitolo on Ottobre 18, 2009 by doraemonmss

“Ha avvertito i P.I.R.O ?” chiese Ciotti.
“Sì. Gli ho detto di partire appena possibile.” la Scattaro stava fumando nervosamente.
“Noi cosa facciamo ?”
“Andiamo.” Shadow si era ripreso.
“Voglio mettere fine a tutta questa storia. E se voi non volete seguirmi lo capisco. Ma fidatevi, di uno come me là in mezzo, ne avranno bisogno.”
Eppure quello che la Scattaro e Ciotti vedevano nella luce artificiale dell’ufficio era un vecchio professore col cuore infranto.
Ciotti decise di seguirlo.
“Sono stato in questo ufficio per anni, a prendere decisioni per gli altri. Credo che sia giusto andare, stavolta. Molte persone mi sono morte intorno, Gai sta rischiando la vita, i suoi agenti sono morti…e noi sempre qui, a non sporcarsi le mani. Dobbiamo andare.”
La Scattaro non era una donna d’azione. Vestiva sempre elegante, portava i suoi oggetti personali in una borsa e a malapena sapeva che differenza correva tra revolver e semiautomatica.
E teneva molto alle sue scarpe.
Però di fronte alle parole del commissario non potè tirarsi indietro.
Aveva qualcuno da vendicare.
Il che non significava che avrebbe sparato, ma che almeno doveva essere sul posto, quello sì.
Tutti e tre insieme partirono, ognuno appellandosi al proprio Dio.
L’Amore di Shadow, che aveva creato tutto questo e che li stava trascinando in una battaglia; il Creatore di Ciotti, che tutto rende possibile e tutto vede, nel quale il commissario confidava per la riuscita della missione, o per raccomandare la sua anima; la Giustizia della Scattaro, che inevitabilmente doveva calare la sua spada su Trentoni.
Quale dei tre avrebbe trionfato era difficile dirlo, poteva anche non trionfare nessuno, ma ognuno di loro in cuor suo, sperava.
Sperava di dover sentire il nome di Trentoni per l’ultima volta; sperava di portare a casa sani e salvi Gai e Davide; sperava di donare all’umanità un domani.
Che fosse migliore o peggiore dell’oggi non aveva importanza.

Capitolo 112 – Suona il telefono

Posted in Capitolo con i tag on Ottobre 8, 2009 by doraemonmss

Il racconto di Trentoni era terminato, ed ora tutto il Cubo era a conoscenza dei fatti.
I fatti che Trentoni voleva far sapere loro.
Per Olga, Jane ed il resto dei Canonici non esisteva nessuno Shadow, Gai era colui che aveva ucciso Renata e gli altri Ritardati, ed ora tutti insieme avrebbero sfruttato le potenzialità di Davide per rifondare il pianeta.
Per questo Trentoni chiese loro di restare ancora qualche giorno in Italia, così da avviare le trattative con i capi di Stato come un unico corpo. Anche se era sottinteso che avrebbe diretto tutto Loki.
La Morte aveva preparato una piccola postazione di comando riunendo un paio di tavolini dove aveva collegato un computer portatile con connessione internet, un cellulare con una scheda tedesca ed il telefono fisso del ristorante.
Con quest’ultimo, Loki fece la prima di una lunga serie di telefonate.
Tutti i Canonici si erano avvicinati per ascoltare la comunicazione.
Trentoni chiese in inglese di farsi passare il presidente.
Ah, era Loki che parlava.
Olga e gli altri Canonici si scambiarono sguardi increduli. Avevano un potere contrattuale immenso.
Ce l’avevano fatta.
Loki aveva promesso un nuovo corso per la setta e ce l’avevano là, davanti agli occhi, reale, tangibile.
I dubbi di Olga sull’integrità di Trentoni si mitigarono all’ebrezza del successo, divenendo fugaci e fumosi.
Non si chiese nemmeno come avesse avuto quel numero.
Loki era al centro della scena e nessuna accusa reggeva al suo cospetto.
Sul viso di Loki si leggeva tensione e fermezza.
Come sui visi di quei giocatori di poker che tanto piacevano a Boston e Jack quando avevano in mano due assi.
Dall’altra parte del filo presero la chiamata.
Trentoni iniziò a stilare le pretese della sua, più che mai sua, setta.
Chiese di riformare i principali organi costituzionali mondiali per permettere l’accesso della sua setta a certi incontri.
Chiese di avere potere decisionale sulla politica internazionale.
E chiese tante altre cose.
Dall’altra parte, c’era solo incredulità.
Scappò anche una risata.
Chi era lui per pretendere cose simili ?
Loki raccontò della scoperta di Lopins, e le risate scesero di volume.
Poi minacciò di entrare nel sistema di difesa americano nel giro di un paio di giorni per provare la bontà delle sue richieste.
A quel punto le risate cessarono.
Chi era dall’altro capo disse che non si poteva trovare un accordo del genere per telefono. Su di una linea non protetta, per giunta.
Trentoni rispose “benissimo” e comunicò le coordinate GPS del ristorante “La Perla”.
A presto sarebbe arrivato un aereo privato, di quelli che non esistono, a prelevarlo.
Nessuno credeva a quanto era appena successo.
Il presidente degli Stati Uniti aveva ceduto.
Stava per dare udienza a Trentoni per far entrare i Ritardati nei salotti della politica.
E lo stava venendo a prendere!
Erano tutti ammaliati dallo charme di Trentoni.
Fiero condottiero che porta il suo popolo alla vittoria.
Persino Gai in un piccolo antro privato stava ammirando Trentoni.
Forse era la prima volta che provava una cosa del genere per un uomo.
Malgrado le violenze, le torture, i morti, Trentoni sembrava brillare di luce propria.
Andò a cercare con lo sguardo Chagas, unico amico su cui contare in quella situazione.
Era l’unico a non avere la bocca aperta.
Risvegliatosi dall’incantesimo, Gai azionò la mandibola e chiuse anche la propria.

Capitolo 111 – La Canzone di Severini

Posted in Capitolo on Ottobre 6, 2009 by doraemonmss

Nel quartier generale dei P.I.R.O. si respirava un aria insolita.
Da quando era arrivata la chiamata della Scattaro si erano tutti messi al lavoro.
La consueta carica adrenalinica esaltata dal volume dello stereo che sparava musica metal aveva lasciato spazio ad un altro tipo di concentrazione. Gli unici rumori udibili erano gli strappi di velcro che si aprivano e chiudevano, i carrelli delle pistole che correvano oliati a perfezione pronti a recitare la parte del giudice supremo, il mainframe che di tanto in tanto emetteva un suono di sincronizzazione con gli apparecchi collegati.
Era l’ultima missione.
Certo, ogni missione era preparata come se potesse essere l’ultima, ma stavolta lo sarebbe stato per certo.
Sopravvissuti o morti, avrebbero lasciato per sempre quella vita.
Non si sentivano più militari.
Non erano più i buoni.
Non dopo le decine di innocenti che avevano trucidato per errore. O meglio, per inganno.
Adesso, mentre si preparavano, erano soltanto uomini e donne che si apprestano a fare il loro lavoro.
Nè più nè meno di un banchiere.
Il più silenzioso era Serpico.
Era quello che più spesso si trovava a pensarla diversamente da Supermotor e che a differenza degli altri non aveva partecipato alla strage del Monte Paradiso.
Lui la sua parte di orrore l’aveva già vissuta, e sentirsi un impiegato era un qualcosa che provava da tempo.
Severini si strinse il giubbetto e chiamò il resto della squadra a sè.
This is the end
“Ragazzi, stavolta faremo come dico io. Cerchiamo di non uccidere nessuno. Nessuno di innocente, almeno.”
My only friend, the end
Of our elaborate plans, the end
“Il piano è semplice. Hanno scoperto dove sono i Ritardati. Ci sono persone pericolose, come Trentoni e i suoi uomini, ma ci sono anche persone normali. Nel senso che non hanno piani di conquista del mondo e non hanno mai ucciso nessuno. Magari messi apposta da Trentoni per farceli uccidere.”
Of everything that stands, the end
Severini prese un momento di pausa.
“Effettivamente, tra quelli che abbiamo ucciso nel corso degli anni, ci sono sempre stati quelli normali. Ma non pensiamoci adesso.”
No safety or surprise, the end
“Non abbassiamo la guardia però. Non cambia nulla. Se ci sparano, spariamo. Se cercano un posto in cielo, glielo garantiamo. Su questo voglio essere chiaro : non andiamo a fare una fottuta gita. Carichiamo fucili, pistole, tutto. Solo che stavolta staremo attenti agli efetti collaterali.”
I’ll never look into your eyes…again
“Da domani sarete liberi. Fate in modo da gustarvelo da vivi.”
There’s danger on the edge of town
“I Ritardati sono nascosti in un ristorante fuori città. Rispetto all’agriturismo sarà più semplice. Un solo piano, un solo edificio, spalle coperte dalle montagne.”
Sul maxischermo apparve la foto via satellite della zona.
Ride the King’s highway, baby
“Partiremo con Ciccio, sarà congedo anche per lui.”
Weird scenes inside the gold mine
“Non so cosa troveremo all’interno. Potrebbero stare là ad aspettarci, come potremmo coglierli di sorpresa. La cosa importante è non credere a tutto ciò di strano che vedremo.”
Ride the highway west, baby
Ride the snake, ride the snake

“Prendiamo Trentoni. Lo dobbiamo a noi stessi, oltre che al commmissario e al pm Scattaro. Abbiamo scelto di fare questo lavoro per combattere i criminali. L’unico vero criminale che ci sia mai capitato tra le mani è Trentoni. Per tutti gli altri non abbiamo prove. Potremmo aver ucciso solo innocenti.”
Le facce che vedeva recitavano un mea culpa silenzioso.
The snake is long, seven miles
“Non cadiamo nella trappola. Sfruttiamo il senso di colpa a nostro favore.  ”
Ride the snake…he’s old, and his skin is cold
“Cavalchiamolo, anche se gelido. Usiamo la rabbia che abbiamo dentro per espiare la colpa. Forse non basterà, ma sarà un buon inizio. ”
This is the end
“Questo è tutto.”
Beautiful friend
“Amici.”
This is the end
“Non ve l’ho mai detto. Ma arrivati a questo punto non ha senso mantenere le gerarchie.
Siete stati gli unici amici della mia vita.”
Severini non diede tempo nemmeno per pensare di rispondere, o magari di chiudersi in un abbraccio.
Estrasse la pistola dalla fondina e la fissò a lungo.
Forse mentalmente gli ripetè le stesse parole dette prima agli altri.
My only friend, the end

Capitolo 110 – L’inizio della fine

Posted in Capitolo con i tag , , , , on Settembre 30, 2009 by doraemonmss

Il pm Scattaro guardò Ciotti ed insieme si avvicinarono con le sedie a Shadow.
“Di cosa sta parlando?”
“Dei Ritardati. Sò dove si sono nascosti.”
“Come fa a saperlo?”
Shadow era una smorfia di dolore. Non lo avevano mai visto così. Aveva sempre ostentato sicurezza, pacatezza.
Invece ora sembrava un bambino indifeso.
I due colleghi si fecero avanti, come a volerlo coccolare.
“Mia…mia figlia, è un Canonico della setta.”
“Cosa?” La Scattaro aveva già messo da parte la tenerezza.
Si era alzata in piedi e sputava fuoco dagli occhi.
Ciotti invece rimase così, accucciato, come colpito da un incantesimo.
“Da giovane…saranno ormai trent’anni” disse così per sembrare meno patetico ma si ricordava precisamente anni, mesi e giorni “ho conosciuto una ragazza. Lavoravamo entrambi a Tokyo. Lei era…è inglese. Si chiama Jane.” solo pronunciarne il nome lo aveva rinvigorito.
“Siamo stati insieme per alcuni anni. Poi nacque nostra figlia. A quel punto non potevamo più nasconderci l’un l’altra. Lei era Canonico dei Ritardati, io uno shinobi…non potevamo certo creare una famiglia.”
“E perchè no?” chiese Ciotti senza nemmeno sapere il significato della parola shinobi.
“Perchè le nostre vite in realtà non appartenevano a noi. Eravamo lì per portare a termine i nostri obiettivi, non per trovare compagnia. Però successe. Ci innamorammo. Ma non potevamo permettere che le nostre vite fossero una condanna per nostra figlia. Dopo poco tempo comunque il mio bujin mi trovò un posto all’interno del governo. Mi muovevo nell’ombra delle istituzioni e come copertura mi diedero una cattedra all’università. Così ci lasciammo, sapendo di farlo. All’epoca eravamo così pieni di ideali che rinunciammo alla nostra felicità insieme per onorarli.”
“E non lo siete più ?” chiese la Scattaro.
Shadow volse uno sguardo torvo al pm che quasi si spaventò.
“Quale persona sana di mente rinuncerebbe all’amore dalla sua vita per uno stupido ordine? Eravamo marionette. Fantocci incapaci di sapere cosa fosse la felicità. E’ per questo che ho offerto lopins a Trentoni.”
Ciotti e la Scattaro non credettero alle loro orecchie.
“Che cosa?”
“Quando scoprii cosa aveva dimostrato Davide non lo riferii al mio ordine. Volevo uscirne, una volta per tutte. Ma essere un ninja non è come essere abbonati al Blockbuster. Allora offrii una falsa grande occasione a Trentoni. Se lui trovava lopins, glielo avrei consegnato, in cambio di un ruolo da comandandante. Volevo proteggere mia figlia e sapevo che Trentoni in quel periodo stava smuovendo e parecchio le acque della setta. Se c’ero io a controllare il tutto, lei sarebbe stata salva.”
“Mi faccia capire. Come faceva a conoscere Trentoni? Glielo aveva presentato Jane ?”
“No. Quando Jane era Canonico Trentoni era solo un ragazzino. Ma quando lo vide scalare le posizioni allora abdicò. E il suo ruolo venne passato a Jordan, mia figlia. Lei non sa nemmeno che io esisto. Non ho mai avuto contatti con lei, almeno direttamente. Sua madre regolarmente mi tiene informato sulla sua vita. E’ lei che poco fa mi ha chiamato dicendomi dove si è riunito il Cubo.”
“Professo Grasso, non ha risposto alla mia domanda. Come si è messo in contatto con Trentoni la prima volta?”
“… ha presente l’attentato alle Torri Gemelle ?”
“Beh, certo.”
“E’ stato lui. Lui e i Ritardati. Hanno conoscenze, appoggi che nemmeno si immagina. Io ero l’incaricato Top Secret che doveva indagare sui possibili attentatori. Quando lo scoprii, seppur aiutato da Jane, non me la sentii di incriminarlo. Il mondo aveva già un colpevole su cui scaricare le proprie colpe. Avevo paura che arrivando a Trentoni avrebbero condannato anche mia figlia. Così feci cadere le accuse.”
“E’ pazzesco.” Ciotti scrollava la testa, come chi rifiuta di credere ad una storia sugli UFO.
La Scattaro, che era invece più avvezza a certi giochi di potere, credeva ad ogni singola parola. Ma aveva comunque quell’espressione trasognata.
“Volevo vendicarmi di chi mi aveva rovinato la vita. La mia, quella di Jane e di Jordan. In un colpo solo avrei spazzato via i Ritardati e dato la caccia agli shinobi. Solo quando la vita di Davide è stata messa in pericolo ho realizzato che stavo giocando ad un gioco pericoloso.”
“Un gioco?” la Scattaro era furiosa.
“UN GIOCO !?!?!? Sa quante persone sono morte per causa sua ? A causa delle sue pene d’amore?”
“La situazione è recuperabile…”
“RECUPERABILE??? Crede che recupereremo Boston e Jack ? Crede che recupereremo tutti i morti al Monte Paradiso? Crede che recupereremo l’ispettore Gai ? E Davide? ”
Le prospettive pessimistiche del pm caddero di conseguenza su di Ciotti.
In un solo colpo era tornato a temere il peggio.
“Trentoni è da solo, non dividerà con nessuno la scoperta…è vero, ha agganci, ma sappiamo dov’è in questo momento. Ed in questo momento sono più vulnerabili di quanto fossero all’agriturismo.”
“All’agriturismo erano stati messi apposta per farceli uccidere! Lo vuole capire?” ormai il pm era un ammasso di nervi.
“Volevo dire che se la squadra dell’agente Severini è con noi, possiamo ancora farcela.”
“Perchè dovrei mettere in pericolo i miei uomini migliori solo per rimediare ad un suo sbaglio? Dovrei arrestarla. O consegnarla ai Ritardati.”
“Star qui a pensare ai se e ai ma ormai non serve a nulla. Possiamo ancora fermare i Ritardati e salvare l’ispettore Gai e Davide. Ed è questo quello che conta. Penseremo dopo a tutto il resto.” Ciotti cercò di chiudere per l’ennesima volta lo scontro tra i due e cercare di farli concentrare sul momento.
Il momento diceva che avevano un fattore sorpresa da sfruttare.
Sempre che non l’avesse orchestrato Trentoni.

Capitolo 109 – Verità

Posted in Capitolo con i tag , , on Settembre 28, 2009 by doraemonmss

Le bottigliette d’acqua e le vaschette di alluminio che avevano contenuto pollo allo spiedo avevano ricoperto tutta la scrivania del commissario Ciotti. C’era ancora un piccolo spazio libero, così il commissario ci appoggiò il bollente caffè preso distributore.
Ora che avevano una pista non avevano la minima intenzione di correre il rischio di perdersi un eventuale nuovo messaggio di Gai.
Il clima era ormai rilassato.
Si aspettava il via per poter scattare.
Dovevano aspettare ed aspettare.
Niente dipendeva più da loro.
Il pm Scattaro aveva preferito un thè al caffè, e lo beveva piano, mentre sfogliava per la centesima volta il fascicolo dei Ritardati.
Ormai conosceva a memoria anche i numeri di pagina.
Shadow si era un attimo assentato, forse per andare in bagno, con grande timore del commissario e del pm che temevano un colpo di scena, che invece non arrivò.
Shadow tornò dopo qualche minuto.
La serenità di poco prima aveva lasciato spazio ad una preoccupazione profonda.
Con occhi bui Shadow rientrò nell’ufficio.
La Scattaro poggiò il fascicolo ancora aperto sulle gambe.
Ciotti mandò di traverso un goccio di caffè.
Entrambi aspettavano che Shadow parlasse.
Il vecchio professore attraversò tutta la stanza e si prese una sedia.
Si sedette pesatemente, a capo chino.
Sembrava gli avessero appena comunicato un lutto in famiglia.
Shadow provò a parlare, ma non ci riuscì.
Non sapeva da dove iniziare.
Era consapevole che raccontare tutta la storia, adesso, avrebbe compromesso la sua carriera.
La sua vita.
Era rimasto nell’ombra per tutta un esistenza, ma stavolta doveva uscire allo scoperto.
Non voleva mettere in pericolo ulteriori vite.
Specialmente la sua.
Scatenato da quell’eventualità, iniziò a raccontare.
“So dove sono i Ritardati.”

Capitolo 108 – Un ritorno glorioso

Posted in Capitolo con i tag , , , , , on Settembre 24, 2009 by doraemonmss

Gli elicotteri erano stati parcheggiati a lisca di pesce come fossero stati due automobili.
Nel terroso parcheggio del ristorante “La Perla” c’era il pienone, sebbene fosse chiuso.
Loki era tornato con Lopins proprio come aveva promesso solo tre giorni fa. Il Cubo lo attendeva adorato, come un innamorato aspetta la propria amata dopo un periodo di lontananza e castità.
C’erano ancora tutti i Canonici ed i rispettivi uomini di fiducia.
Il momento era di quelli storici e non si poteva disertare per nessuna ragione.
I Ritardati diventavano qualcosa di reale, di tangibile nel quadro politico mondiale. Avevano un ruolo da protagonista e finalmente avrebbero cercato di far ragionare gli esseri umani.
Volenti o nolenti che fossero.
Trentoni entrò per primo, per gustarsi subito il fragoroso applauso che i suoi confratelli tenevano in serbo esclusivamente per lui.
Subito dopo fecero la loro comparsa La Morte, anche lui accolto con clamore, Davide e Gai ormai lasciati liberi senza nemmeno le manette e Chagas, visibilmente imbarazzato cui però il Cubo dedicò un applauso rumoroso quasi quanto quello per Trentoni.
“Fratelli” Loki prese la parola e la sala cadde nel silenzio.
“Fratelli, da oggi il mondo ha un nuovo ordine. Da oggi, i Ritardati sono realtà.”
Ancora applausi.
“Molti fratelli sono caduti per portare a termine la missione. Ma come vedete, non sono stati sacrifici vani. Lopins è nostro.”
Tutti nella sala dimostravano il loro dolore restando in silenzio, per dedicare un tributo ai confratelli  scomparsi.
Tutti tranne Olga Fischer.
Sentiva che c’era qualcosa di strano nella voce di Trentoni, come se fosse contaminata dalla menzogna.
A quel punto tanto valeva parlare apertamente, come fece nell’assemblea precedente quando aveva chiesto cosa ne era stato di Renata.
“Dofe essere Jardim ?”
La domanda risvegliò tutta la sala dalla commemorazione.
Trentoni dovette dare il meglio di sè, ancora un altra volta.
“E’….è morto anche lui.”
Brusio sommesso, espressione di Olga tutt’altro che accigliata.
La Canonica tedesca accennò a proseguire con le domande ma si fermò, morsicandosi la lingua.
Trentoni prese quel ripensamento come una vittoria e continuò nel suo discorso.
In quel momento di empasse a Gai venne l’idea di urlare, di dire a tutti come stavano realmente le cose.
Che Jardim era stato ucciso su mandato di Trentoni e che la stessa sorte era toccata a Renata.
Poi ci ripensò.
Sarebbe servito solo a fargli prendere qualche legnata in più.
E poi, se Chagas aveva voltato le spalle a Trentoni, poteva aver convinto anche qualcun altro. Poteva anche essere che la metà delle persone presenti avessero già tradito Trentoni e fossero d’accordo con Chagas.
La situazione non era poi così disperata.
Avevano ancora una carta da giocarsi.
Solo che non sapeva come.

Capitolo 107 – Verbale

Posted in Capitolo con i tag , on Settembre 22, 2009 by doraemonmss

2 anni fa


Relazione “2T”

Categoria : Top Secret

Oggetto : Verbale Finale

Nel corso della mia indagine, svoltasi principalmente negli Stati Uniti, Italia e Medio Oriente, della durata di circa 6 anni, ho potuto appurare che non esiste correlazione alcuna tra l’indiziato Trentoni Nicolas e l’attentato avvenuto in data 11/09/01.

Pertanto dichiaro conclusa la mia attività investigativa chiedendo l’archiviazione della stessa.

Shadow

“Che ne pensi ?”
“Sei tu il professore.”
“Io dico che può andare. Al ministero non circolano persone molto colte.”
“Non capisco ancora perchè lo stai facendo.”
“Te l’ho già detto. In futuro potrei aver bisogno di uno come te, Nicolas.”

Capitolo 106 – Ora

Posted in Capitolo on Settembre 20, 2009 by doraemonmss

E venne il sabato.

L’agente Severini aveva appena ottenuto la promessa di congedo dal pm Scattaro e stava tornando alla base dei P.I.R.O. dove avrebbe organizzato la sua ultima missione. Anche il resto della squadra era rimasto sconvolto nel venire a conoscenza di quanti innocenti ci fossero tra le vittime del Monte Paradiso.
Ma per il rispetto che provavano verso il loro leader accettarono di combattere un ultima volta.
“Ma daremo le dimissioni subito dopo. Se sopravviveremo.” disse Pixel a nome di tutti.

Il commissario Ciotti aveva ritrovato la Fede che solo poche ore prima aveva sentito vacillare.
Il suo amico Stefano Gai era vivo.
Ed era anche riuscito a rimediare un informazione determinante per l’indagine.
Con una forza tutta nuova che gli correva in corpo si mise a pensare a come fermare Trentoni.
“Perchè alla fine, i buoni vincono.” pensò fra sè.

Trentoni stava sorvolando le ultime miglia di mare prima di incontrare la costa italiana.
Il suo piano era finalmente giunto all’atto finale.
Sul suo elicottero Chagas tremava come un ramoscello al vento.
Non metteva piede sul suolo natio da quando aveva deciso di abbandonare la setta. Tornarci ora da traditore non lo metteva di buon umore. Specialmente sapendo che Trentoni ha occhi ed orecchi dappertutto.
“Com’è stato? Intendo, torturare di nuovo una persona.”
“Come andare in bicicletta.”

Il pm Scattaro si era presa un paio d’ore da dedicare a due compagni scomparsi.
All’aeroporto stava arrivando un elicottero che in realtà non era mai partito che riportava a casa due salme che non erano mai esistite.
Si concesse un attimo per salutare per l’ultima volta gli agenti Boston e Jack.
Da domani non sarebbero più esistiti.
Durante una vacanza due giovani studenti, Simone P. e Paolo F. sarebbero morti in un incidente stradale.
Shadow era con lei.
Anche se per poco, aveva avuto modo di combatterli e di spalleggiarli.
“Erano dei bravi pistoleri.”
“I migliori.”